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Gli organi collegiali nella scuola pubblica italiana

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L’elaborato, premessa la sommaria analisi dell’ordinamento scolastico italiano, è finalizzato ad analizzare i decreti delegati del 1974. Tali decreti hanno rappresentato uno strumento decisivo per la trasformazione del sistema di gestione della scuola. Infatti, le spinte proprie del post-sessantotto, le tradizionali suggestioni autogestionarie del corpo docente e le istanze di valorizzazione del ruolo della famiglia proprie della tradizione cattolica indussero il legislatore ad approvare la legge delega n.477 del 30 Luglio 1973 con la quale è stata avviata la cosiddetta “gestione sociale della scuola”. Tale forma di gestione, in primo luogo, postula la qualifica degli istituti di istruzione come pubblici istituti o, al pi&ùgrave;, come semplici organi statali la cui gestione, tuttavia, non è pi&ùgrave; affidata allo Stato persona bensì allo Stato comunità. La gestione della istruzione non pu&ògrave; essere lasciata alla mera organizzazione burocratica ma deve essere esercitata con la partecipazione di tutte le componenti sociali, in ossequio ad un principio di sostanziale democrazia sancito dall’art.3 Cost..

L’espressione “gestione sociale della scuola” è impiegata per indicare anche il riconoscimento che l’ordinamento scolastico non è costituito, unicamente, da strutture con valenza organizzativa amministrativa ma è essenzialmente comunitario. In altri termini, il sistema scolastico è articolato in una serie di comunità concentriche composte da studenti, genitori, personale docente e non, esponenti delle forze sociali e degli enti territoriali che si articolano gradatamente dal singolo istituto fino al livello nazionale. Solo attraverso la gestione sociale, il sistema scolastico pu&ògrave; configurarsi come insieme di comunità e realizzare il pluralismo sociale che caratterizza la Repubblica italiana ai sensi dell’art.2 Cost. Il progetto di gestione sociale della scuola delineato all’interno della legge delega n.477 del 1973 ha trovato attuazione attraverso i decreti delegati del 31 maggio 1974 nn.416,417,418,419 e 420. Tale normativa è finalizzata a perseguire due obiettivi di fondo. In primo luogo, si vuole sostituire o condizionare ai diversi livelli le strutture burocratiche con la creazione di organi collegiali e rappresentativi di determinate categorie o della comunità scolastica. Il legislatore intende raggiungere tale obiettivo trasformando organismi già esistenti in termini rappresentativi, creando ex novo organi collegiali, e generalizzando a livello di istituzioni scolastiche un sistema di autonomia amministrativo-contabile.

Il secondo obiettivo perseguito con la legislazione delegata degli anni ’70 consiste nel creare, a livello comprensoriale, ambiti di gestione a carattere subprovinciale vale a dire i distretti con funzioni di ulteriore decentramento dell’amministrazione scolastica statale e di mediazione e sintesi tra poteri statali ed enti locali in materia di programmazione della presenza della scuola nel territorio. Il progetto delineato dalla legislazione in esame, dunque, è finalizzato a trasformare la scuola in comunità sociale per rendere responsabili dell’attività educativa, non solo i fornitori del servizio, ma anche gli utenti e la stessa società.
L’elaborato esamina la struttura, la natura e le funzioni di ciascun organo collegiale soffermandosi sul sistema di vigilanza cui essi sono sottoposti e sulla loro rappresentatività.

La parte finale è dedicata all’analisi dell’impatto dell’autonomia scolastica sulla rappresentatività degli organi collegiali. La partecipazione dei genitori alla gestione della scuola è stata progressivamente erosa tant’è che oggi conserva un valore solo formale. Le cause di tale fenomeno sono molteplici, e probabilmente possono essere individuate nella scarsa incisività ed efficacia di alcuni organi, nella loro burocratizzazione e in chiusure reciproche fra le componenti. Con l’ausilio di un insegnante della scuola primaria alla quale è stato sottoposto un questionario si è cercato di individuare le cause del decifit di partecipazione e democraticità sofferta dagli organi collegiali della scuola. Il contributo dell’insegnante che ha espresso la propria opinione induce a ritenere che il rilancio della partecipazione dei genitori alla gestione della scuola non richiede necessariamente interventi sulla struttura e composizione degli organi collegiali. Infatti, la democrazia formale si attua solo attraverso la democrazia sostanziale che richiede l’effettivo coinvolgimento dei genitori, degli studenti e delle forze sociali nella gestione di ciascun istituto scolastico e del servizio d’istruzione complessivamente considerato. è necessario, quindi, che si riconosca, come in molti paesi europei già accade (Francia, Catalogna, Germania, Gran Bretagna), il ruolo dell’associazionismo dei genitori e degli studenti come luogo di mediazione di interessi, luogo di formazione e preparazione alla partecipazione. Pertanto, all’interno di ciascun istituto la gestione sociale della scuola pu&ògrave; essere garantita solo incentivando ed incoraggiando in maniera concreta la partecipazione dei genitori, degli studenti e dei docenti.

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