Home » Diritto bancario

Category Archives: Diritto bancario

L’annullamento della cartella esattoriale di MCC per carenza di titolo esecutivo

Il Tribunale di Bergamo con la sentenza n. 1897 del 2 agosto 2022  ha annullato la cartella esattoriale notificata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione per il recupero, mediante esecuzione esattoriale, del presunto credito di Mediocredito Centrale inerente alla garanzia prestata a beneficio di un istituto di credito e a favore di una impresa, a valere sul Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese.

(altro…)

Le Sezioni Unite si pronunciano sulla nullità delle fideiussioni omnibus

In materia di fideiussione omnibus, con ordinanza del 30 aprile 2021 n. 11486 la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite “per una rimeditazione dei principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di nullità dei contratti stipulati in conformità d’intese restrittive della concorrenza, volta a verificarne l’applicabilità alle fideiussioni bancarie prestate in conformità delle condizioni uniformi predisposte dall’ABI”.

In particolare, si chiede di stabilire “… 

a) se la coincidenza totale o parziale con le predette condizioni giustifichi la dichiarazione di nullità delle clausole accettate dal fideiussore o legittimi esclusivamente l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno,

b) nel primo caso, quale sia il regime applicabile all’azione di nullità, sotto il profilo della tipologia del vizio e della legittimazione a farlo valere,

c) se sia ammissibile una dichiarazione di nullità parziale della fideiussione, e

d) se l’indagine a tal fine richiesta debba avere ad oggetto, oltre alla predetta coincidenza, la potenziale volontà delle parti di prestare ugualmente il proprio consenso al rilascio della garanzia, ovvero l’esclusione di un mutamento dell’assetto d’interessi derivante dal contratto”.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 41994 del 2021  depositata in data 30.12.2021  hanno  provveduto a chiarire  i citati punti formulando il seguente principio di diritto:

“ I contratti di fideiussione a valle di intese dichiarate parzialmente nulle dall’Autorità Garante in relazione alle sole clausole contrastanti con gli artt.2 comma 2 lett. a della legge n.287 del 1990 (legge Antitrust) e 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea,sono parzialmente nulli ai sensi dell’art.2 comma 3 della legge succitata e dell’art.1419 c.c. in relazione alle sole clausole che riproducano quelle dello schema unilaterale costituente l’intesa vietata, salvo che sia desumibile dal contratto o sia altrimenti comprovata una diversa volontà delle parti.”

Mutuo fondiario: gli effetti del superamento del limite di finanziabilità dell’80%

Come già evidenziato nel precedente contributo “Una rassegna della recente giurisprudenza in materia di mutuicon riferimento al credito fondiario  definito dall’art.38 I comma del Testo Unico in materia Bancaria (TUB) come  l’operazione avente ad oggetto la “concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”   si pone il problema degli effetti giuridici prodotti dal  superamento del limite di finanziabilità che la Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, ha determinato nella misura dell’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sui beni medesimi. Tale percentuale è elevabile al 100%  nel caso in cui il mutuatario  rilasci anche  garanzie integrative.

L’importo finanziato non può  superare il limite dell’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire su di essi.

(altro…)

La prova della titolarità del credito nella cessione dei crediti in blocco ex art.58 TUB

La cessione del credito produce un mutamento del rapporto obbligatorio dal lato attivo, determinando il trasferimento della titolarità del diritto,  dal cedente al cessionario.

La legge n.130 del 1999 disciplina in modo specifico le operazioni di cartolarizzazione dei crediti. Tali operazioni si realizzano con la cessione a titolo oneroso di crediti pecuniari, sia esistenti, sia futuri, individuabili in blocco, se si tratta di una pluralità di crediti, mediante la sottoscrizione o l’acquisto di obbligazioni e titoli similari ovvero cambiali finanziarie, esclusi, comunque, titoli rappresentativi del capitale sociale, titoli ibridi e convertibili, da parte della società emittente i titoli.

Con riferimento specifico al settore bancario e dell’intermediazione finanziaria, la cartolarizzazione è una complessa operazione che viene realizzata con una società cosiddetta veicolo (SPV) cioè una società finanziaria che ha il compito di trasferire a vari investitori, i crediti che hanno scarsa possibilità di essere recuperati  dalle banche e dagli intermediari, che li hanno generati. Le società veicolo acquisiscono i crediti ad un determinato prezzo ed emettono dei titoli obbligazionari riferiti al credito medesimo. Con questa operazione i crediti vengono trasformati in carta (per questo motivo si parla di cartolarizzazione). Le società veicolo finanziano l’acquisto  effettuato, immettendo sul mercato i titoli obbligazionari.

(altro…)

La giurisprudenza recente sulle anomalie dell’ammortamento alla francese

A distanza di anni sembra che, attraverso la giurisprudenza di merito più recente, si stia finalmente delineando nella sua corretta dimensione  giuridica e contabile la questione in origine approssimativamente definita dell’ “anatocismo nei mutui” con ammortamento alla francese.

Agli albori della vicenda, le poche sentenze che affrontarono la questione come, ad esempio, quella del Tribunale di Benevento n.1936  del 19 novembre 2012 esclusero la configurabilità dell’anatocismo  nell’ammortamento alla francese. Conclusero, altresì, che  nei mutui in cui siano stati espressamente indicati  e accettati mediante sottoscrizione l’importo mutuato, i periodi di pagamento, il numero complessivo delle rate costanti,  il tasso e il piano di ammortamento,  l’applicazione dell’interesse composto non si potesse giungere ad una pronuncia di  nullità della clausola relativa agli interessi, per indeterminatezza dell’oggetto, ai sensi dell’art.1284 c.c.

Da quella sentenza molta acqua è passata sotto i ponti e le problematiche connesse all’applicazione del sistema di ammortamento alla francese sono state esaminate e studiate con particolare attenzione. Si è giunti, dunque, a chiarire ulteriormente da un punto di vista contabile, quale sia l’effetto distorsivo che si nasconde dietro il sistema di ammortamento più diffuso nella prassi.

(altro…)

Osservazioni sull’anatocismo nei mutui: il punto della situazione

Le contestazioni relative alla pratica dell’anatocismo nei mutui e, in particolare, alla illegittimità del sistema di ammortamento definito “alla francese” hanno avuto un primo riconoscimento nella sentenza del Tribunale di Bari-sezione distaccata di Rutigliano che risale al 29.10.2008.

Per il momento, la cronaca giudiziaria ha registrato  solo  un’altra sentenza  di merito che pare ribadisca l’illegittimità della forma più diffusa e usata di ammortamento. Si tratta di una pronuncia resa dal Tribunale di Larino – sezione distaccata di Termoli – nel maggio scorso .

Come abbiamo avuto modo di osservare nelle precedenti riflessioni sul tema,  con riferimento ai mutui si  ritiene che l’anatocismo, cioè la maturazione di interessi su altri interessi ricorra, in primo luogo, nell’ambito del  calcolo degli interessi moratori che sono posti a carico del mutuante qualora paghi in ritardo le rate. Tali interessi, se calcolati sull’importo complessivo della rata, comprensivo di interessi e capitale, possono configurare una fattispecie di anatocismo. Va considerato che  a tal proposito la delibera CICR del febbraio 2000 ha stabilito che  “1. Nelle operazioni di finanziamento per le quali è previsto che il rimborso del prestito avvenga mediante il pagamento di rate con scadenze temporali predefinite, in caso di inadempimento del debitore l’importo complessivamente dovuto alla scadenza di ciascuna rata può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi a decorrere dalla data di scadenza e sino al momento del pagamento. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica”.

Pertanto nei mutui contratti a partire dal 1 luglio del 2000, laddove sia contrattualmente prevista la produzione di interessi di mora sull’intera rata scaduta, la forma di anatocismo finora descritta è legittima.

Tuttavia, si ritiene che la pratica anatocistica sia insita anche nel sistema di ammortamento alla francese applicato in mutui a tasso fisso con rata costante. L’anatocismo costituirebbe l’effetto dell’ errata applicazione del principio di matematica finanziaria dell’equivalenza dei tassi. Il mutuante, dunque, si troverebbe a pagare un tasso di interessi effettivo più elevato di quello pattuito in contratto. Ciò renderebbe indeterminato l’oggetto della clausola contrattuale che prevede il tasso di interesse che, dunque, come postulato dalla citata sentenza del Tribunale di Rutigliano, dovrebbe essere considerata nulla. In luogo del tasso contrattuale, quindi, si dovrebbe applicare il tasso legale.

Ebbene, la sentenza del Tribunale di Benevento n.1936  del 19 novembre 2012 ha esaminato  il caso di un mutuo con ammortamento rateale che prevede la maturazione di interessi corrispettivi a favore del creditore; le rate risultano articolate in una parte di capitale e una di interessi a scalare. Il giudice preliminarmente ha precisato che, come si è detto, di anatocismo in senso stretto si può parlare, eventualmente, solo con riferimento all’applicazione dei tassi moratori. Tuttavia, nel caso di specie,tale questione non era oggetto delle doglianze dell’attore.

Il Giudice ha affermato che non può essere condivisa la tesi secondo la quale l’ammortamento alla francese sarebbe da considerarsi illegittimo in quanto produttivo di anatocismo.  In tale sistema di ammortamento la rata costante si compone di una quota di interessi e una quota capitale. L’importo della rata costante dell’ammortamento è calcolato sulla base della somma  dovuta per capitale, del tasso di interesse e del numero delle rate, attraverso l’impiego del principio dell’interesse composto. Tale principio, secondo il Tribunale di Benevento, non determina alcun fenomeno anatocistico  in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sulla quota capitale via via decrescente e per il periodo corrispondente  a quello di ciascuna rata. Ogni rata determina il pagamento, unicamente, degli interessi dovuti per il periodo cui la rata stessa si riferisce, importo che viene, quindi, integralmente pagato con la rata, laddove la rimanente parte della quota serve ad abbattere il capitale. La quota di interessi di cui alla rata successiva è calcolata unicamente sulla residua quota di capitale, cioè sul capitale originario, detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti.

Ne consegue che, secondo il Tribunale di Benevento, anche laddove dalla perizia disposta dal giudice dovesse emergere una divergenza tra il tasso pattuito e quello applicato, tale fenomeno non costituirebbe una forma di anatocismo. Inoltre, nei mutui in cui siano espressamente indicati  e accettati mediante sottoscrizione l’importo mutuato, i periodi di pagamento, il numero complessivo delle rate costanti,  il tasso e il piano di ammortamento,  l’applicazione dell’interesse composto non può condurre ad una pronuncia di  nullità della clausola relativa agli interessi, per indeterminatezza dell’oggetto, ai sensi dell’art.1284 c.c.. In tal caso, infatti, il contraente non può lamentare la indeterminatezza del tasso in quanto, al  momento della stipula, sono resi disponibili e noti tutti gli elementi che consentono di comprendere i termini dell’operazione. Il Tribunale osserva che il mutuante, al limite, può agire ai sensi dell’art.1430 c.c. in materia di errore di calcolo. Certamente, non  può lamentare la nullità della clausola relativa agli interessi ed esigere l’applicazione del tasso legale.

Siti suggeriti da Tesi in diritto