Le operazioni in criptovalute come investimenti di tipo finanziario

Una delle più importanti applicazioni della tecnologia digitale al settore finanziario è costituita dalle “criptovalute” o “valute virtuali“.

Come dice il nome stesso, la criptovaluta è una valuta nascosta, nel senso che è visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. “chiavi di accesso” pubblica e privata). Pertanto, la criptovaluta non esiste in forma fisica ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Non è, quindi, possibile trovare in circolazione dei bitcoin in formato cartaceo o metallico.

Le criptovalute si caratterizzano per la presenza di un insieme di regole (detto “protocollo“), cioè un codice informatico che specifica il modo in cui i partecipanti possono effettuare le transazioni, di una sorta di “libro mastro” (distributed ledger o blockchain) che conserva la storia delle transazioni
e, infine, per l’uso di una rete decentralizzata di partecipanti che aggiornano, conservano e consultano la blockchain delle transazioni, secondo le regole del protocollo.  Il distributed ledger o blockchain (catena di blocchi), quindi, è un registro aperto che può memorizzare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. I partecipanti al sistema sono definiti “nodi” e sono connessi tra di loro in maniera distribuita.

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Il Tribunale di Verona sospende una cartella esattoriale di MCC notificata al fideiussore

Per far fronte all’emergenza Covid il legislatore ha predisposto delle misure che agevolano l’accesso al credito delle piccole e medie imprese e dei professionisti, attraverso la concessione della garanzia pubblica di Mediocredito Centrale (MCC) gestore del Fondo di garanzia per le Piccole e Medie Imprese. L’istituto di credito che eroga il finanziamento beneficia della garanzia prestata da MCC che copre l’80% dell’importo dovuto dal debitore, al quale, spesso, viene chiesto anche il rilascio di una fideiussione da parte di un altro garante.

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Le Sezioni Unite si pronunciano sul superamento del limite di finanziabilità del mutuo

Nell’articolo Una rassegna della recente giurisprudenza in materia di mutuisi rilevava come nel 2012 il Tribunale di Venezia, condividendo quanto statuito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 9219 del 1° settembre 1995, avesse dichiarato la nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità ex art.38 II comma TUB. Secondo il Tribunale la disciplina del credito fondiario è posta a tutela, non solo degli interessi del ceto bancario, ma anche dell’interesse al regolare andamento dell’economia. Essa, dunque, è una norma di validità imperativa e la sua violazione comporta la nullità del mutuo fondiario ai sensi dell’art.1418 c.c. A partire da tale sentenza ha cominciato a svilupparsi il contenzioso relativo al superamento del limite di finanziabilità nei mutui fondiari.

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L’annullamento della cartella esattoriale di MCC per carenza di titolo esecutivo

Il Tribunale di Bergamo con la sentenza n. 1897 del 2 agosto 2022  ha annullato la cartella esattoriale notificata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione per il recupero, mediante esecuzione esattoriale, del presunto credito di Mediocredito Centrale inerente alla garanzia prestata a beneficio di un istituto di credito e a favore di una impresa, a valere sul Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese.

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Le Sezioni Unite si pronunciano sulla nullità delle fideiussioni omnibus

In materia di fideiussione omnibus, con ordinanza del 30 aprile 2021 n. 11486 la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite “per una rimeditazione dei principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di nullità dei contratti stipulati in conformità d’intese restrittive della concorrenza, volta a verificarne l’applicabilità alle fideiussioni bancarie prestate in conformità delle condizioni uniformi predisposte dall’ABI”. (altro…)

La composizione negoziata della crisi d’impresa

Il d.l. n.118 del 2021  convertito nella legge  del  21 ottobre 2021, n. 147 pubblicata in  G.U.  n.254 del 23/10/2021  rappresenta il provvedimento normativo attraverso il quale il Governo, con il voto favorevole del Parlamento, intende far fronte agli squilibri economici, finanziari  e patrimoniali subiti dalle imprese per effetto  dell’inattività dovuta alla pandemia da Covid 19.

Il Governo ha previsto numerosi interventi emergenziali di sostegno alle imprese che, tuttavia, non  bastano per far fronte agli effetti di una crisi che, purtroppo, è destinata a durare nel tempo, mettendo a rischio la continuità aziendale.

Nella situazione attuale è parso necessario integrare gli strumenti già esistenti e finalizzati a far fronte  a casi di insolvenza o crisi conclamata, con procedimenti nuovi che permettano di evitare che la crisi temporanea si trasformi in insolvenza.

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La scelta e la conservazione della password

Il 20 ottobre 2021 le più importanti testate giornalistiche hanno riportato la notizia dell’attacco hacker che il Gruppo Everest ha portato alla Società Italiana degli autori ed editori (SIAE), cioè all’ente pubblico economico che, nel nostro paese,  si occupa della  protezione del diritto d’autore e delle opere d’ingegno svolgendo anche attività di intermediazione tra gli autori ed editori e i fruitori delle opere medesime.

La SIAE svolge anche attività di promozione culturale e di incentivazione alla produzione di nuove opere, nonché azioni di solidarietà e di conservazione del patrimonio artistico.

L’Ente è stata vittima di un precedente attacco informatico nel 2018.

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Mutuo fondiario: gli effetti del superamento del limite di finanziabilità dell’80%

Come già evidenziato nel precedente contributo “Una rassegna della recente giurisprudenza in materia di mutuicon riferimento al credito fondiario  definito dall’art.38 I comma del Testo Unico in materia Bancaria (TUB) come  l’operazione avente ad oggetto la “concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”   si pone il problema degli effetti giuridici prodotti dal  superamento del limite di finanziabilità che la Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, ha determinato nella misura dell’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sui beni medesimi. Tale percentuale è elevabile al 100%  nel caso in cui il mutuatario  rilasci anche  garanzie integrative.

L’importo finanziato non può  superare il limite dell’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire su di essi.

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La prova della titolarità del credito nella cessione dei crediti in blocco ex art.58 TUB

La cessione del credito produce un mutamento del rapporto obbligatorio dal lato attivo, determinando il trasferimento della titolarità del diritto,  dal cedente al cessionario.

La legge n.130 del 1999 disciplina in modo specifico le operazioni di cartolarizzazione dei crediti. Tali operazioni si realizzano con la cessione a titolo oneroso di crediti pecuniari, sia esistenti, sia futuri, individuabili in blocco, se si tratta di una pluralità di crediti, mediante la sottoscrizione o l’acquisto di obbligazioni e titoli similari ovvero cambiali finanziarie, esclusi, comunque, titoli rappresentativi del capitale sociale, titoli ibridi e convertibili, da parte della società emittente i titoli.

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La giurisprudenza recente sulle anomalie dell’ammortamento alla francese

A distanza di anni sembra che, attraverso la giurisprudenza di merito più recente, si stia finalmente delineando nella sua corretta dimensione  giuridica e contabile la questione in origine approssimativamente definita dell’ “anatocismo nei mutui” con ammortamento alla francese.

Agli albori della vicenda, le poche sentenze che affrontarono la questione come, ad esempio, quella del Tribunale di Benevento n.1936  del 19 novembre 2012 esclusero la configurabilità dell’anatocismo  nell’ammortamento alla francese. Conclusero, altresì, che  nei mutui in cui siano stati espressamente indicati  e accettati mediante sottoscrizione l’importo mutuato, i periodi di pagamento, il numero complessivo delle rate costanti,  il tasso e il piano di ammortamento,  l’applicazione dell’interesse composto non si potesse giungere ad una pronuncia di  nullità della clausola relativa agli interessi, per indeterminatezza dell’oggetto, ai sensi dell’art.1284 c.c.

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Cybersecurity law. Disciplina italiana ed europea della sicurezza cibernetica anche alla luce delle norme tecniche

«Ancora oggi, nella percezione più immediata della generalità delle persone, il termine cybersecurity continua troppo spesso ad essere associato a realtà suggestive, ma lontane dalla vita di tutti i giorni. Essa riesce spesso a incuriosire, a volte ad appassionare, ma quasi sempre come potrebbe farlo un film di fantascienza, perché continua ad essere percepita come una questione riservata ai soli protagonisti della governance statale e internazionale. A tale insieme circoscritto di operatori, si aggiunge qualche studioso della materia, nel ristretto perimetro fra una branca specialistica del diritto e i tecnologi del settore. Nel ripercorrere il percorso della disciplina nazionale ed europea in materia di sicurezza cibernetica – valorizzando le molteplici e variegate norme tecniche, anche internazionali, che si sono affermate in materia – l’opera descrive al lettore la progressiva espansione delle frontiere della cybersecurity che non può non interessare sempre più da vicino anche i privati, intesi sia come organizzazioni che come singoli, in quanto soggetti che interagiscono quotidianamente nel cyberspazio, un (non) luogo vero, dove trovano allocazione pure – spesso tramite i sistemi cloud sempre più pervasivi e performanti – le grandi banche dati strategiche che custodiscono le più rilevanti raccolte di dati». (Dall’introduzione di Giuseppe Busia)

Dati del libro

Titolo: Cybersecurity law. Disciplina italiana ed europea della sicurezza cibernetica anche alla luce delle norme tecniche
Autore: a cura di Alfonso Contaldo e Davide Mula
Anno: 2020
Formato: Copertina flessibile, 344 pagine
Editore: Pacini Giuridica (27 aprile 2020)
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Il PNRR e la proposta di riforma del processo civile.

Come è noto l’Unione Europea, per far fronte alla crisi economica seguita all’epidemia da Covid 19 ha elaborato il Next Generation EU (NGEU),  programma di portata e ambizione inedite, con il quale si prevedono investimenti e riforme da attuare nei Pesi membri per accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. 

Per accedere a tale programma il Governo ha elaborato il Piano Nazionale di Ripresa  e Resilienza (PNRR). Il PNRR si articola in sei missioni che sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Per realizzare le missioni, il Piano predispone un ambizioso progetto che prevede anche la realizzazione di riforme di contesto riguardanti la  pubblica amministrazione, la semplificazione della legislazione, la promozione della concorrenza e la giustizia.  

In tale Piano si rileva che la difficoltà dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri Paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali dipende dall’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa. Una delle cause del deludente andamento della produttività è ravvisata nella lentezza nella realizzazione di alcune riforme strutturali tra le quali rientra anche quella della giustizia civile. Tale riforma è necessaria per risolvere il problema dell’ eccessiva durata dei procedimenti. Infatti, attualmente, in media, sono necessari oltre 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo grado.

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Cybersecurity kit di sopravvivenza. Il web è un luogo pericoloso. Dobbiamo difenderci!

“Perché dovrebbero attaccare proprio me? Oggi nessuno può considerarsi al sicuro, perché gli attacchi sono sempre più frequenti e talora automatizzati.Gli strumenti informatici sono importanti, ma il punto debole della sicurezza è sempre il fattore umano. È noto che oltre il 90% dei cyber attacchi sono causati da un errore umano: può bastare un click per perdere tutti i dati personali di un utente o per mettere in crisi un’intera azienda. Questo libro racconta come il cybercrime si è evoluto, con esempi e storie vere. Vengono illustrate le tecniche d’attacco, dal phishing ai ransomware, dai malware sugli smartphone all’uso sbagliato delle password.

E soprattutto spiega come fare per difenderci, con consigli utili per gli utenti e con approfondimenti tecnici per i più esperti.Tutto questo raccolto in un unico testo che ci mostra – a 360 gradi – che cosa è la cybersecurity, una disciplina affascinante e mai noiosa, che si evolve ogni giorno con nuovi attori e attacchi sempre diversi.”

Dati del libro

Titolo: Cybersecurity kit di sopravvivenza. Il web è un luogo pericoloso. Dobbiamo difenderci!
Autore: di Giorgio Sbaraglia
Anno: 2018
Formato: Copertina flessibile
Editore: goWare (24 ottobre 2018)
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L’arte dell’inganno

“Il celebre pirata informatico spiega tutte le tecniche di “social engineering” che gli hanno permesso di violare sistemi di sicurezza ritenuti invulnerabili. Descrive le strategie impiegate dagli hacker, dagli agenti dello spionaggio industriale e dai criminali comuni per penetrare nelle reti. Si tratta di tecniche dell'”inganno”, di espedienti per usare la buona fede, l’ingenuità o l’inesperienza delle persone che hanno accesso alle informazioni “sensibili”; tecniche paragonabili alle strategie che Sun Tzu descriveva nel suo trattato sull’arte della guerra. Anche in questo caso, la manipolazione del “fattore umano”, la capacità di “ricostruire” le intenzioni, la mentalità e il modo di pensare del nemico diventa lo strumento più micidiale. Introduzione di Steve Wozniak. Consulenza scientifica di Raoul Chiesa.

Dati del libro

Titolo: L’arte dell’inganno
Autore: di Kevin D. Mitnick (Autore), William L. Simon (Autore), G. Carlotti (Traduttore)
Anno: 2013
Formato: Copertina flessibile
Editore: Feltrinelli; 8° edizione (25 settembre 2013)
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Cortocircuito. Lo schema comunicativo nei politici influencer

Da Di Maio e Salvini, da Trump alla Brexit, lo stile di comunicazione politica dove chi grida di più ha ragione, dove chi è più sicuro trionfa e dove la battuta conta più dell’approfondimento è diventato quello comune.

È lo schema politica – social media ed è in cortocircuito. In campo ci sono “Loro”, i populisti che impongono i temi perlopiù marginali di cui parlare. Nel mezzo TV e giornali capaci di amplificare il rumore e generare ulteriore disordine informativo. All’ultimo posto i cittadini, ovvero i “Noi”, che reagiscono scandalizzati a ogni provocazione schierandosi e commentando provvedimento del Ministro del Lavoro come se fosse un outfit di Chiara Ferragni.

Quando e come si è creato questo stile di comunicazione? Chi sono gli attori e perché è importante fermarlo? In questo pamphlet dal taglio narrativo, Gabriele Ferraresi racconta casi significativi degli ultimi mesi e insieme all’analisi di sociologi, linguisti e filosofi cerca di capire i meccanismi di questa strategia di amplificazione del segnale basata sull’indignazione dei “buoni”, che si galvanizzano a colpi di condivisioni su Facebook, retweet e commenti su Instagram.Un meccanismo consolatorio ma inutile: serve forse a contarsi, a sentirsi meno soli, ma andrebbe fatto con cautela. Perché è esattamente il carburante di cui hanno bisogno “Loro”. Glielo stiamo regalando e sarebbe il caso di smettere.

Dati del libro

Titolo: Cortocircuito. Lo schema comunicativo nei politici influencer
Autore: Gabriele Ferraresi
Anno: 2019
Formato: Ebook Kindle (anche in Copertina flessibile)
Editore: Ledizioni (18 luglio 2019)
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Cosa Nostra spiegata ai ragazzi

“In un tempio della cultura qual è la scuola,
non si può non parlare di quella che io chiamo
la cultura della legalità, una cosa
che probabilmente a scuola s’insegna molto poco.

È il 1989. La seconda guerra di mafia ha insanguinato la Sicilia e imposto sull’isola la dittatura armata dei corleonesi di Riina, ma non è ancora giunto il momento dell’attacco al
cuore dello Stato. 
Nonostante questo, il giudice Borsellino – di
fronte agli studenti di un liceo di Bassano del Grappa – racconta una storia che, a 30 anni di distanza, sorprende ancora per la sua triste
attualità.
Con parole semplici, chiare e dirette, il magistrato delinea un quadro inquietante fatto di omicidi, estorsioni e rapimenti.
E lo fa di fronte a ragazzi del Nord Italia, una realtà apparentemente lontana da certi scenari. Ma i tentacoli della piovra sono lunghi e Borsellino lo sa bene. E con questo discorso
cerca di mettere in guardia la giovane platea, affinché impari a riconoscere la mafia in tutte le sue manifestazioni, dalle più eclatanti a quelle più nascoste e, per questo, insidiose.
Un documento importante, che suona ancora oggi come monito troppe volte rimasto inascoltato.”

Dati del libro

Titolo: Cosa nostra spiegata ai ragazzi
Autore: Paolo Borsellino
Anno: 2019
Copertina flessibile: Ebook Kindle (anche in brossura)
Editore: Paper First (4 luglio 2019)
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Chi (non) l’ha detto: Dizionario delle citazioni sbagliate

“Gesù Cristo non disse mai «Lazzaro, alzati e cammina!» 
Galileo Galilei non esclamò «Eppur si muove!» 
L’adagio «A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina» non è di Giulio Andreotti. Sarà vero l’aforisma di Winston Churchill secondo cui a Londra «un taxi vuoto si è fermato davanti al numero 10 di Downing Street, e ne è sceso Attlee»? No, falso: infatti si trattava di una carrozza e ne discese, a Parigi, Sarah Bernhardt. «Vivi come se tu dovessi morire subito, pensa come se tu non dovessi morire mai» sarà del filosofo Julius Evola o della pornostar Moana Pozzi? Sono passati più di vent’anni da quando Paolo Mieli, per due volte direttore del «Corriere della Sera», minacciò: «Una citazione latina sbagliata in un discorso o riportata erroneamente in un articolo dovrà diventare un’onta perenne, un guaio peggiore di un avviso di garanzia». Purtroppo, da allora, poco è cambiato, se non in peggio. Giornalisti e politici continuano ad attribuire pensieri in libertà a personaggi che non si sono mai sognati di esprimerli. Convinto che il “citazionismo” sia la deriva che più ha tolto credibilità alla casta degli scribi cui egli stesso appartiene, Stefano Lorenzetto ha sottoposto a radiografia detti, non detti e contraddetti, cercando di scoprire, per i più celebri, come e perché si siano diffusi in modo errato. I risultati dell’indagine risultano sconcertanti e al tempo stesso divertenti. L’esclamazione «Elementare, Watson!» non è mai uscita dalla bocca di Sherlock Holmes né tantomeno dalla penna di Arthur Conan Doyle. E, a dispetto dell’aneddotica circolante su Mike Bongiorno, la signora Longari ha spiegato all’autore di questo libro che non è mai caduta sull’uccello. Materia sterminata, infingarda, magmatica, cangiante. Forse perché «la vita stessa è una citazione», diceva Jorge Luis Borges (ma l’avrà detto davvero?)”

Dati del libro

Titolo: Chi (non) l’ha detto: Dizionario delle citazioni sbagliate
Autore: Stefano Lorenzetto
Anno: 2019
Copertina flessibile: 282 pagine (anche in ebook)
Editore: Marsilio (4 luglio 2019)
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I dieci comandamenti dell’economia italiana

“Questo libro si propone di affrontare in modo rigoroso ma divulgativo i principali nodi da sciogliere dell’economia italiana. Attraverso il contributo di specialisti delle diverse materie vengono analizzati temi che sono tutti i giorni dibattuti, con più o meno competenza sui media, come i conti pubblici o la tassazione, insieme ad altri dai quali dipenderà l’assetto della struttura economica del nostro Paese come i trasporti, le liberalizzazioni, le privatizzazioni, il sistema bancario e finanziario nonché la politica industriale. Ma anche argomenti che hanno certamente un pregnante risvolto economico e una valenza sociale di primaria importanza, come la previdenza, l’università e la sanità. Prefazione di Lorenzo Infantino.”

Dati del libro

Titolo: I dieci comandamenti dell’economia italiana
Autore: a cura di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola
Anno: 2019
Copertina flessibile: 282 pagine
Editore: Rubbettino (27 giugno 2019)
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Regolamento Europeo 679/2016 sulla Data Protection (GDPR)

Nel nostro Paese la tutela della riservatezza dei dati finora è stata affidata al Testo unico in materia di privacy approvato con il d.lgs. n.169 del 2003 che raccoglie la maggior parte delle disposizioni inerenti alla privacy e al trattamento dei dati, recependo le Direttive 95/46/CE e 58/2002/CE.

Tale disciplina si avvia ad essere sostituita dal Regolamento Europeo 679/2016 sulla General Data Protection Regulation (GDPR) approvato nell’aprile del 2016 che trova applicazione a decorrere dal 25 maggio 2018 ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi nonché direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Si tratta, quindi, di una disciplina pan europea. Tuttavia, la sola esistenza ed applicazione del GDPR non comporta, l’abrogazione automatica del citato Testo unico e delle altre 27 diverse legislazioni nazionali finora vigenti.

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Etica del lavoro e mobbing

Dal punto di vista giuridico, il fenomeno del mobbing, del quale la giurisprudenza si interessa ormai da almeno venti anni, non ha ancora trovato in Italia una definizione legislativa, in assenza di una legge nazionale al riguardo.

In campo medico appare invece sostanzialmente consolidata la definizione data da Heinz Leymann, padre indiscusso del concetto di mobbing, da lui elaborato nei primi anni ’80 del secolo scorso e definito “una comunicazione conflittuale sul posto di lavoro tra colleghi o tra superiori e dipendenti nella quale la persona attaccata viene posta in una posizione di debolezza e aggredita direttamente o indirettamente da una o più persone in modo sistematico, frequentemente e per un lungo periodo di tempo, con lo scopo o la conseguenza della sua estromissione dal mondo del lavoro”.

Dati del libro

TitoloEtica del lavoro e mobbing
Autore: Gallo Fabio M.; Iavarone Luigi; Ferracuti Stefano
Prezzo: € 12,75
Anno: 2012
Altri dati: 212 p., brossura
Editore: Aracne  (collana Lavoro etica e diritto)
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Intorno alla legge. Il diritto come dimensione del vivere comune

Viviamo in una società satura di diritto, di regole giuridiche dalle provenienze più diverse, imposte da poteri pubblici o da potenze private. Negli ultimi secoli infatti il campo di esercizio del diritto si è via via esteso, inglobando questioni affidate un tempo al governo della religione, dell’etica, del costume, della natura. Le nuove tecnologie della vita genetiche, riproduttive, di prolungamento artificiale della vita – e di controllo – con la possibilità di accesso da parte di enti privati e istituzioni alla privacy individuale – hanno posto il diritto al centro di una fitta rete di questioni etiche e politiche.

La consapevolezza sociale non è sempre adeguata alla complessità di questo fenomeno, che rivela anche asimmetrie e scompensi, con un diritto invadente in molti settori e assente dove più se ne avvertirebbe il bisogno.

Il libro di Stefano Rodotà affronta in tutta la sua vastità il tema del diritto in relazione alle scelte etiche, sociali e politiche della società contemporanea, alla pervasività del suo potenziale dominio e, di conseguenza, ai limiti da imporre al suo esercizio.

Dati del libro

TitoloIntorno alla legge. Il diritto come dimensione del vivere comune
Autore: Zagrebelsky Gustavo
Prezzo: € 18,70
Anno: 2009
Altri dati: 409 p., brossura
Editore: Einaudi
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Fiere, sagre e feste paesane

Le fiere, le sagre e le feste paesane, che hanno, nel nostro Paese, grandissima diffusione e notevole rilevanza economica, sono disciplinate da diverse normative, in quanto molteplici sono le attività che si sviluppano all’interno di esse: attività commerciali, di ristorazione, di pubblico spettacolo e di intrattenimento.

Tali manifestazioni, pertanto, coinvolgono non poco le amministrazioni locali, impegnate sia nelle fasi organizzative che nei controlli da effettuare affinché tutto si svolga regolarmente e in piena sicurezza per i partecipanti.

Nella prima parte del volume vengono analizzate le diverse attività che si effettuano nelle fiere, sagre e feste paesane, con la proposta di casi operativi svolti, corredati da un sintetico prontuario delle principali violazioni e sanzioni riguardanti il commercio su aree pubbliche, la somministrazione temporanea di alimenti e bevande, il pubblico spettacolo e i trattenimenti vari.

Nella seconda parte viene invece approfondita la disciplina delle manifestazioni di sorte locali (lotterie, tombole e pesche di beneficenza), anche qui con il corredo di casi operativi e prontuario, oltre che di una bozza di regolamento comunale in materia. Un’ampia parte viene infine dedicata alla modulistica da utilizzare e alla normativa, alle circolari e ai pareri di utile riferimento.

Dati del libro

TitoloFiere, sagre e feste paesane
Autore: Fiore Elena
Anno: 2013
Dati: 302 p., brossura, 2 ed.
Editore
: Maggioli Editore  (collana Commercio & servizi)
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Diritti in costruzione. Presupposti per una definizione efficace dei livelli essenziali di assistenza sociale

Lo spettro della povertà è tornato a manifestarsi nell’esperienza quotidiana di fasce sociali che si pensava ne fossero al riparo. Cresce il bisogno di welfare proprio mentre le risorse ad esso dedicate diminuiscono. In Italia, la legislazione sui livelli minimi di assistenza è ancora lontana dall’essere applicata, lasciando ampio spazio alla discrezionalità nelle misure di intervento. Ciò accade non solo per questioni economiche o per disinteresse politico, ma per l’insieme delle caratteristiche culturali e strutturali del nostro sistema di welfare. Questo libro offre contenuti e strumenti utili per procedere su strade realistiche, articolando il piano della definizione del diritto e quello degli interventi. Esito di una ricerca che ha coinvolto un gruppo interdisciplinare di studiosi composto da giuristi, sociologi ed economisti che hanno interagito con una rete di enti e istituzioni responsabili in tema di welfare in Italia, il libro parte dalle analisi degli autentici bisogni dei cittadini, dalle loro storie, nella convinzione che la tutela dei diritti fondamentali non solo non ostacola, ma non può che contribuire allo sviluppo di tutto il Paese.

Dati del libro

TitoloDiritti in costruzione. Presupposti per una definizione efficace dei livelli essenziali di assistenza sociale
Autore: Costa G.
Prezzo: € 12,75
Anno: 2012
Altri dati:150 p., brossura
Editore: Bruno Mondadori
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Osservazioni sull’anatocismo nei mutui: il punto della situazione

Le contestazioni relative alla pratica dell’anatocismo nei mutui e, in particolare, alla illegittimità del sistema di ammortamento definito “alla francese” hanno avuto un primo riconoscimento nella sentenza del Tribunale di Bari-sezione distaccata di Rutigliano che risale al 29.10.2008.

Per il momento, la cronaca giudiziaria ha registrato  solo  un’altra sentenza  di merito che pare ribadisca l’illegittimità della forma più diffusa e usata di ammortamento. Si tratta di una pronuncia resa dal Tribunale di Larino – sezione distaccata di Termoli – nel maggio scorso . (altro…)

CEDU: dall’Italia più garanzie per il pagamento dei debiti degli Enti pubblici in dissesto

Con le sentenze rese nei casi De Luca contro Italia e Pennino contro Italia del 24 settembre 2013  la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha affrontato una questione molto interessante. La Corte è stata adita da due cittadini italiani che, pur avendo conseguito sentenze passate in giudicato, rispettivamente, il 9 maggio 2004 e il 22 marzo 2003, che li riconoscevano creditori nei confronti del  Comune di Benevento a seguito di azioni risarcitorie, non hanno potuto intraprendere l’azione esecutiva delle conseguenti condanne.

Infatti, nel dicembre del 1993, pendenti i giudizi, era intervenuta la dichiarazione di dissesto finanziario dell’ente pubblico. La gestione del risanamento del Comune era stata affidata all’organismo straordinario di liquidazione.

Com’è noto, l’art. 248 II comma TUEL stabilisce che  “ Dalla data della dichiarazione di dissesto e sino all’approvazione del rendiconto di cui all’articolo 256 non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell’ente per i debiti che rientrano nella competenza dell’organo straordinario di liquidazione. Le procedure esecutive pendenti alla data della dichiarazione di dissesto, nelle quali sono scaduti i termini per l’opposizione giudiziale da parte dell’ente, o la stessa benché proposta è stata rigettata, sono dichiarate estinte d’ufficio dal giudice con inserimento nella massa passiva dell’importo dovuto a titolo di capitale, accessori e spese.”

Tale disciplina normativa è finalizzata a garantire la par condicio creditorum e a permettere l’effettivo risanamento dei conti dell’ente in dissesto.

Tuttavia, nei casi sottoposti alla Corte Europea i  giudizi di risarcimento del danno sono stati molto lunghi, come, del resto, la procedura di risanamento dei conti del Comune.  In questo lasso di tempo, dunque, come rilevato dai ricorrenti, è stato impedito loro di porre in esecuzione le sentenze definitive e di accedere al Tribunale, con conseguente violazione dell’art.6 § 1 delle Convenzione Europea dei diritti per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Inoltre, i ricorrenti lamentano anche la violazione dell’art.1 del Protocollo 1 della Convezione, posto a tutela della proprietà. Tale disposizione, infatti, stabilisce che “Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di pubblica utilità e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.

A ciò si aggiunga  la violazione dell’art.13 della citata Convenzione in base al quale  “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo  davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia  stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro  funzioni ufficiali”.

A fronte di tali doglianze lo Stato italiano nelle proprie difese ha affermato che nei casi di specie non potesse trovare applicazione l’art.13 e che alcuna violazione dell’art.1 Protocollo 1 fosse configurabile in quanto il credito dei ricorrenti era stato ammesso al  passivo. Inoltre, lo Stato ha ribadito la legittimità della limitazione all’accesso al Tribunale ex art.248 II comma TUEL in virtù del principio della par condicio creditorum.

La Corte ha accolto i ricorsi dei sig.ri De Luca e Pennino ritenendo che, nei casi di specie, sia stato violato il diritto sancito dall’art.6 § 1 della Convenzione. Infatti, anche in precedenti pronunce, la Corte ha rilevato che  tale diritto sarebbe vanificato se l’ordinamento interno di uno Stato contraente permettesse che una sentenza definitiva ed esecutiva, non potesse essere eseguita a danno di una parte. L’esecuzione di una sentenza pronunciata da un tribunale, deve essere considerata come facente parte integrante del “processo” ai sensi dell’articolo 6 (Hornsby. Grecia, 19 Marzo, 1997, § 40, Raccolta delle sentenze e decisioni 1997 II e Burdov c. Russia (n. 2), n. 33509/04, § 65, 15 gennaio 2009). Il diritto di accesso al Tribunale, poi, non è assoluto. Infatti, la  Corte ha ribadito che alcune limitazioni sono implicitamente ammesse, purchè non restringano il  citato diritto in modo o in misura tale da comprometterlo  nella sua stessa sostanza. Inoltre, dette limitazioni sono compatibili con l’articolo 6 § 1, solo se perseguono uno scopo legittimo e se esiste un ragionevole rapporto di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito ( tra le tante si vedano Khalfaoui c . Francia, n. 34791/97, § § 35-36, CEDU 1999-IX, e Papon c. Francia, n. 54210/00, § 90, 25 luglio 2002, si veda anche il richiamo dei principi pertinenti in Fayed c.Regno Unito, 21 settembre 1994, § 65, serie A n. 294-B).

Ebbene, nei casi sottoposti all’esame della Corte  la limitazione contestata, come correttamente osservato dallo Stato italiano,  è finalizzata a perseguire il legittimo scopo di garantire la par condicio creditorum. Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive nei confronti del Comune sancito dalla normativa italiana rimane in vigore fino alla chiusura del procedimento di risanamento. Tuttavia, la durata del procedimento sfugge al controllo del ricorrente.

Il Comune di Benevento è stato dichiarato in stato di dissesto nel dicembre del 1993 e la Corte non è stata informata in merito alla data di  chiusura del procedimento. Pertanto, i ricorrenti, che hanno ottenuto l’accertamento giudiziale definitivo dei propri crediti nel 2003 e nel 2004, sono stati privati del  diritto di accesso al Tribunale, per un periodo troppo lungo e indeterminato. Agli occhi della Corte, non vi è proporzionalità tra il limite all’accesso al Tribunale e lo scopo perseguito.  Vi è stata, quindi, una violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che assorbe gli altri motivi di ricorso.

In applicazione dell’art.41 della Convenzione, la Corte ha condannato lo Stato italiano a risarcire i ricorrenti per i danni subiti.

Il Tribunale di Milano si pronuncia sui mutui con ammortamento alla francese

Con  sentenza del 30 ottobre 2013 anche il Tribunale di Milano ha affrontato la questione della legittimità dell’ammortamento alla francese. Il caso esaminato e affrontato dal giudice meneghino riguarda due contratti di mutuo nei quali, secondo la ricostruzione attorea, la pattuizione del tasso di interesse avrebbe violato  gli art. 1346 – 1418 – 1419 c.c.,  sarebbe stata  incompatibile con i principi di inderogabilità in tema di determinabilità dell’oggetto nei contratti formali, avrebbe violato  gli art. 1283 e 1284 c.c. , nonché la norma dell’art. 1322 c.c.  e l’art. 9, co. 3, della legge n. 192 del 1998 che vieta l’abuso di dipendenza economica. (altro…)

Una rassegna della recente giurisprudenza in materia di mutui

La contestazione delle clausole di un mutuo e la difesa rispetto a decreti ingiuntivi e procedure esecutive  promosse da Istituti di Credito in caso di inadempimento del cliente mutuatario  si basano, essenzialmente, su alcune fondamentali questioni che impegnano, con sempre maggiore frequenza, i giudici di merito.

In primo luogo, è ampiamente discussa la modalità di verifica dell’eventuale usurarietà dei tassi di interesse  corrispettivi e di mora che sono stati pattuiti nel contratto. Inoltre, si dibatte in merito alla illegittimità del sistema di ammortamento alla francese. Non mancano, poi, casi in cui si rileva la indeterminatezza e/o indeterminabilità dell’oggetto del contratto per effetto dell’equivoca pattuizione degli interessi. Né va dimenticata la questione relativa al superamento dei limiti di finanziabilità. (altro…)

Il Collegio di Coordinamento ABF e l’usurarietà degli interessi di mora

(di Alfonsina Biscardi) In un precedente contributo abbiamo avuto modo di fare un resoconto della giurisprudenza di merito che ha affrontato il problema della usurarietà degli interesse di mora, ad un anno di distanza dalla sentenza della Corte di Cassazione n.350 del 2013. Secondo alcuni commentatori, dalla citata sentenza si dedurrebbe il principio secondo cui gli interessi di mora concorrerebbero a determinare, assieme agli interessi corrispettivi, il costo complessivo dei mutui e delle operazioni finanziarie, in genere. Pertanto, ai fini della verifica dell’eventuale violazione della legge n.108 del 1996,  si dovrebbe procedere alla somma aritmetica dei due tassi convenzionalmente pattuiti e confrontarli  con il parametro rilevato trimestralmente, meglio noto come TEGM. Tutto ciò, malgrado sia noto che nella determinazione del TEGM, in base alle indicazioni fornite dalla Banca d’Italia, non si tenga conto degli interessi di mora. (altro…)

L’usurarietà dei tassi di interesse nei mutui

(di Alfonsina Biscardi) Risale agli inizi del 2013 la sentenza della Corte di Cassazione n.350 che ha dato avvio ad un acceso dibattito in merito alla verifica della usurarietà dei tassi di interesse nei mutui e, in generale, nelle operazioni di finanziamento. La sentenza, invero abbastanza stringata, dedica alla problematica della verifica dell’usurarietà dei tassi un breve passaggio. Infatti, si limita a ritenere fondata la censura mossa dal mutuatario ricorrente in Cassazione rispetto al metodo con il quale nei precedenti gradi di giudizio era stato effettuato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia. In tale calcolo non si era tenuto conto della maggiorazione di tre punti prevista a titolo  di mora. (altro…)

L’Autorità Garante per la privacy sulla rilevazione dei dati biometrici e la videosorveglianza negli istituti scolastici

Tre recentissimi provvedimenti dell’Autorità Garante per la privacy affrontano il problema della liceità dell’impiego di strumenti finalizzati alla rilevazione di dati biometrici e di sistemi di videosorveglianza in ambito scolastico.

In particolare, il Garante, a seguito di notizie rilevate a mezzo stampa e di specifiche segnalazioni, ha disposto ispezioni in tre istituti superiori.

A Taranto e a Martina Franca il problema sollevato dal personale docente e ATA riguardava l’installazione di un impianto di rilevazione delle impronte digitali e, dunque, attraverso esse dei dati biometrici, per controllare le presenze sul luogo di lavoro. Il Garante in più occasioni ha  individuato le condizioni in presenza delle quali il  trattamento di tali dati  può ritenersi lecito.

In particolare, l’Autorità ha precisato che tali dati possono essere, di regola, utilizzati solo in casi particolari, tenuto conto delle finalità perseguite dal titolare e del contesto in cui il trattamento viene effettuato, nonché – con specifico riguardo ai luoghi di lavoro – per presidiare l’accesso ad “aree sensibili” in considerazione della natura delle attività ivi svolte.

In applicazione  dei principi di necessità nonché di pertinenza e non eccedenza (art. 11, comma 1, lett. d), del Codice) dei trattamenti effettuati in relazione alle finalità perseguite, il Garante ha, di regola, ritenuto sproporzionato l’impiego generalizzato di dati biometrici per finalità di rilevazione delle presenze dei lavoratori (cfr. Provv. del 31 gennaio 2013 n. 38, doc. web n. 2304669; v. già le Linee guida in materia di trattamento di dati personali di lavoratori per finalità di gestione del rapporto di lavoro in ambito pubblico del 14 giugno 2007, punto 7.1; questo orientamento è stato condiviso, proprio in sede di impugnazione di un’ordinanza-ingiunzione dell’Autorità, dal Trib. Prato, 19 settembre 2011). Infatti, a tale fine possono essere utilizzate idonee modalità alternative che non incidano sulla libertà e la dignità stessa dei lavoratori interessati.

Il titolare del trattamento, allo scopo di verificare il puntuale rispetto dell’orario di lavoro può disporre di altri sistemi, meno invasivi della sfera personale nonché della libertà individuale del lavoratore, che non ne coinvolgano la dimensione corporale (cfr. Provv. 31 gennaio 2013, n. 38; con specifico riferimento all’impiego di analoghi sistemi di rilevazione in ambito scolastico cfr. Provv.ti 30 maggio 2013).

Peraltro, il trattamento dei dati biometrici per la registrazione delle presenze, oltre ad essere in linea di principio sproporzionato, potrebbe comunque, in concreto, rivelarsi di scarsa utilità nel contrasto di eventuali casi di allontanamento dal servizio atteso che tale modalità di rilevazione delle presenze, in difetto di efficaci sistemi di controllo e vigilanza sull’effettiva (operosa) presenza dei lavoratori durante l’arco dell’intera giornata lavorativa, non è di per sé in grado di assicurare la concreta presenza sul luogo di lavoro di dipendenti infedeli.

Va, inoltre, considerato che nel rispetto del principio di correttezza il trattamento dei dati biometrici dedotti dalle impronte digitali può avvenire solo a seguito di un accordo con i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali e di una chiara esposizione delle modalità  peculiari del trattamento che si intende effettuare, nonché di una esauriente  informativa preventiva  agli interessati ai sensi dell’art. 13 del Codice. Infine il trattamento dei dati biometrici richiede la notificazione ai sensi dell’art. 37, comma 1, lett. a), del Codice.

Dalle ispezioni compiute presso gli istituti scolastici di Taranto e di Martina Franca è emerso che non ricorreva alcuna delle condizioni in precedenza indicate. Il Garante, in primo luogo, ha verificato che i dirigenti scolastici interessati non hanno fornito prova della necessità e pertinenza del trattamento. L’installazione del sistema di rilevazione delle impronte digitali era motivato dalla volontà di prevenire condotte abusive dei dipendenti. Tuttavia, non vi era prova che l’impiego di sistemi diversi e meno invasivi di rilevazione delle presenze come, ad esempio, quello del badge, non avessero funzionato. Anzi, in passato, in casi di ritardi e assenze ingiustificate dal lavoro, l’istituto scolastico era stato perfettamente in grado di contestare i relativi addebiti ai responsabili. Inoltre, non si era proceduto all’accordo con i lavoratori, non era stata fornita loro una soddisfacente informativa, né era stata effettuata la notificazione al Garante.

Con un altro provvedimento, invece, l’Autorità Garante ha affrontato anche il problema dell’impiego della videosorveglianza. In un istituto scolastico di Roma, all’insaputa del personale, erano presenti  alcune telecamere installate in tempi successivi. Rispetto ad una di queste collocata nel corridoio di accesso all’area amministrativa non erano state rese note, né le ragioni della sua installazione, né l’orario in cui essa era attiva, né se venivano effettuate registrazioni, né chi era a conoscenza delle password per accedere alle riprese o alle registrazioni. In breve, non erano stati apposti i dovuti cartelli di segnalazione e, men  che meno, era stata resa nota l’informativa dettagliata imposta dalla legge. Ulteriori telecamere, poi, effettuavano riprese di alcune aree del’’istituto frequentate da studenti durante il periodo di apertura del medesimo. Inoltre, era presente in istituto anche un impianto di rilevazione dei dati biometrici.

Le circostanze segnalate al Garante erano confermate dalle verifiche compiute dall’Ispettorato del Lavoro che, ai sensi dell’art.4 dello Statuto dei Lavoratori, disponeva l’ordine di disinstallazione dell’impianto di videosorveglianza e del sistema di rilevazione delle impronte digitali.

L’Autorità Garante, con il provvedimento in commento ha dichiarato che le rilevazioni effettuate dall’Istituto scolastico  con l’impianto di videosorveglianza posto presso gli uffici amministrativi non sono lecite in quanto violano la disciplina prevista dagli artt. 13, 114 del Codice e 4, comma 2, l. n. 300/1970.  Peraltro,  tale trattamento, essendo idoneo a riprendere anche gli studenti che frequentavano l’istituto, non risultava conforme a quanto stabilito dal Garante, nel provvedimento generale in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010, atteso che  in ambito scolastico l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza deve ritenersi ammissibile solo “in casi di stretta indispensabilità, al fine di tutelare l’edificio ed i beni scolastici da atti vandalici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate ed attivando gli impianti negli orari di chiusura degli istituti; è vietato, altresì, attivare le telecamere in coincidenza con lo svolgimento di eventuali attività extrascolastiche che si svolgono all’interno della scuola”(punto 4.3.1).

Mi viene da considerare che, probabilmente, in un’ottica di uso efficiente delle scarse risorse finanziarie disponibili nelle scuole, anziché investire in costosi impianti  di videosorveglianza e di rilevazione delle impronte digitali, sarebbe stata più opportuna una seria consulenza e formazione in materia di tutela della  privacy.